Il blog di akapaf

   la situazione è grave, non seria (E. Flaiano)

 



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16/05/2008
 
soprattutto, vista la situazione attuale in italia,  quasi  ricomincerei a dire la mia da queste parti... ma poi forse non farei che peggiorare la situazione..


19/02/2008
 
postato da akapaf | 16:19 | commenti (1)


26/09/2006
 
postato da akapaf | 13:56 | commenti (3)


24/06/2006
 

La legge illeggibile
di Michele Ainis (La Stampa)

Confesso: ho letto la riforma costituzionale parola per parola. Confesso di nuovo: ne sono uscito un po' bagnato. Per forza: mi è caduta addosso una pioggia di 8.533 parole, una grandinata di rinvii dall'uno all'altro articolo, un diluvio di combinati disposti che rimbalzano di comma in comma (e infatti il termine «comma» si ripete per 111 volte). Tanto per dire, il vecchio articolo 70 se la cavava con 9 smilze parolette: «la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere». E in questi sessant'anni non ha affatto impedito al Parlamento d'approvare molte leggi (in media una ogni 2 giorni), talvolta buone, talvolta censurabili. Viceversa il nuovo le rimpiazza con un torrente di 585 parole, sicché da solo è ben più esteso dell'intera parte introduttiva della Costituzione, quella dove trovano spazio i principi di libertà, d'eguaglianza, di solidarietà, che fin qui hanno retto il nostro vivere comune.

Ma a che serve infarcire un testo costituzionale di regole pedanti e cavillose? E quali effetti ne derivano? Semplice: serve a rassicurare i contendenti quando la competizione politica trasuda diffidenza, disistima, disprezzo fra le parti. Ma gli effetti sono per lo più l'opposto di quelli perseguiti. Un po' perché il diavolo, come suol dirsi, s'annida nei dettagli. Un po' perché i principi uniscono, le regole dividono. I primi s'adattano alle diverse stagioni della storia, formando un collante fra le generazioni; le seconde durano il tempo d'un fiammifero. D'altronde è proprio questa la lezione che ci impartisce l'esperienza, dato che le costituzioni lunghe non hanno avuto mai troppa fortuna. Basta por mente a quella staliniana, o ai 406 articoli della vecchia Carta jugoslava; e raffrontarle ai 7 articoli (e 27 emendamenti) della Costituzione americana, che è viva da due secoli, e gode d'ottima salute.

Eccola infatti la cifra unificante di quest'improvvida riforma: l'istituzionalizzazione della rissa, del calcio sugli stinchi. Rissa fra Camera e Senato, dato che per esempio l'una è competente sul risparmio, l'altro sulle casse di risparmio. Rissa fra lo Stato e le regioni, giacché devolution significa disgregazione. Rissa dinanzi alla Consulta, con 8 mila e più comuni pronti a scoccare le frecce che la riforma consegna loro in dote. E infine, ahimè, rissa linguistica. Nel dicembre 1947 Terracini, presidente della Costituente, incaricò Concetto Marchesi di rileggere il testo prima di porlo in votazione, per migliorarne l'eleganza, per curarne la sobrietà. A ripetere l'operazione questa volta, non si saprebbe da dove cominciare.

E infatti. Fra i termini più cari ai ri-costituenti c'è la parola «sensi» (usata in 25 casi). Una rivincita del pensiero laico liberale libertario libertino? Macché, il trionfo del burocratese: «ai sensi» di questo o di quell'altro comma. Saltabeccando fra gli articoli, incontri il fantasma di monsieur de La Palice (118: «gli enti autonomi hanno iniziativa autonoma»; 123: «lo statuto è approvato con legge approvata»). Inciampi in brani da settimana enigmistica (117: «la regione interessata ratifica le intese della regione medesima». Ma la regione interessata è la medesima della regione medesima?). T'imbatti in formule mistiche (127-ter: «le competenze delle conferenze»). Infili filastrocche (69: «non cumulabilità delle indennità derivanti dalla titolarità»). Da ultimo barcolli durante lo slalom linguistico cui ti costringe l'articolo 64: «l'espressione del parere che ogni Consiglio può esprimere».

Domanda: ma la legge più alta può infrangere le leggi della lingua? Ed è ancora una legge, quella che nessuno riesce a leggere? In attesa che il referendum detti il suo responso, non mi resta che concludere così: «Io vorrebbe esprimere l'espressione del mio più negativo diniego».



21/06/2006
 
Vota NO


30/01/2006
 
grandissimo ieri il concerto degli art brut allo zoo bar. ancora mi fischiano le orecchie...
postato da akapaf | 11:01 | commenti (2)


13/01/2006
 
Il testo del componimento
Dalla Chiesa in rima contro ddl Pecorella

Il senatore della Margherita interviene in rima baciata contro il
disegno di legge sull'inappellabilità proposto dalla maggioranza
ROMA - Un netto no al ddl sull'inappellabilità delle sentenze di
proscioglimento. Tutto, però, in rima baciata. E' quanto ha fatto
intervenendo nell'Aula del Senato l'esponente della Margherita Nando Dalla Chiesa. Questo il testo del componimento:


"Bentornati senatori, dalle feste e dai ristori,
tutti insieme per votare
la gran legge secolare,
la più urgente, la più bella,
sì, la legge Pecorella.
Ma quant'è curioso il mondo,
nel suo gran girare in tondo,
che fa nascere d'incanto
una legge che può tanto.
E la scrive un avvocato
per salvare il suo imputato,
che poi, caso assai moderno,
è anche capo del Governo,
mentre invece l'avvocato
è un potente deputato.

Ah, che idea stupefacente,
non si trova un precedente,
è un esempio da manuale
di cultura occidentale
che sa metter le persone
sopra la Costituzione.
E ora è bello edificante
che di voci ne sian tante,
di giuristi, ex magistrati,
di causidici, avvocati,
pronti, intrepidi, a spiegare
che la legge è da votare,
poiché vuole la dottrina
che il diritto su una china
più virtuosa scorrerà,
se la norma si farà.

Ma pensate che bellezza
per un reo, l'aver certezza
che se il giudice è impaurito
o corrotto o scimunito,
potrà dar la soluzione
senza alcuna sconfessione,
che il processo finirà
e un macigno calerà
sull'accusa dello Stato
e su chi subì reato.
Che trionfo, che tripudio,
e per Silvio che preludio
ad una dolce terza età,
l'assoluta impunità.

Bentornati senatori,
per la fine dei lavori;
cinque anni incominciati
coi tesori detassati,
poi vissuti con amore
a far leggi di favore:
rogatorie, suspicioni,
lodi, falsi e prescrizioni,
approvate in frenesia
e con gran democrazia,
che chi c'è non può parlare
e chi è assente può votare.
Mentre al pubblico in diretta
lui giurava: "Date retta,
se non si combina niente
sui problemi della gente
colpa è di opposizioni,
Parlamento e Commissioni!".

Bravi voi che con tempismo
combattete il comunismo,
anche se nell'ossessione
ce l'aveste una ragione:
falsa è di Marx la tesi
che lo Stato è dei borghesi;
ci insegnaste voi del Polo
che lo Stato è di uno solo.
Or votando con l'inchino
si completi il gran bottino
delle leggi personali,
questo sconcio senza eguali.
Del dritto sia mattanza.
Ma l'Italia ne ha abbastanza".


09/12/2005
 
postato da akapaf | 18:45 | commenti (2)


17/11/2005
 
ieri il senato approva una assurda e dannosa modifica della costituzione, voluta da un partito che ha il 5% di preferenze (e di capacità di utilizzo delle facoltà intellettuali) e ottenuta grazie al voto sempre favorevole dato alle leggi a tutela degli interessi del premier. di che parlavano i due principali programmi di approfondimento politico? vespa, ovviamente, del delitto di cogne. mentana, del wrestling e delle corse clandestine. ma forse si trattava di una scelta cosciente: diffondere tali notizie potrebbe portare la popolazione nel panico e spingere all'emulazione..
postato da akapaf | 15:19 | commenti (1)


14/11/2005
 
postato da akapaf | 12:19 | commenti (1)


11/11/2005
 
due giorni di sciopero dei giornalisti. l'unico che va in onda è vespa. e allora? che c'entra vespa con i giornalisti?!


04/11/2005
 
ieri sera marcia a sostegno di israele. noi italiani siamo sempre pronti ad essere solidali con i potenti...


27/10/2005
 
diciamo le cose come stanno: crozza è rock, celentano è lento


20/10/2005
 
postato da akapaf | 12:30 | commenti (3)
 
dopo quattro anni e mezzo, luttazzi e travaglio vengono assolti dall'accusa di diffamazione per quella famosa trasmissione in cui, evidentemente, non dissero altro che la verità sul cavalier banana. quello fu l'episodio scatenante della cacciata di biagi, santoro e luttazzi dalla tv. ma d'altronde, si sa che i giudici sono comunisti..
postato da akapaf | 11:10 | commenti




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